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CLAMOROSO: ECCO IL VIDEO DI PUTIN! COSI’ LA TURCHIA COMPRA IL PETROLIO DEI TAGLIAGOLE!

LE PROVE INCONFUTABILI DIVULGATE AI MEDIA DAL CREMLINO. È molto difficile battere i terroristi continuando a sostenerli. A parole tutti vogliono fare la guerra al Califfato, ma in un modo o nell’altro i così temuti tagliagole vengono armati e sostenuti da diversi Paesi.

Chi finanzia il Daesh? Probabilmente anche l’Europa, che senza accorgersene, potrebbe comprare il petrolio dei terroristi finito sul mercato regolare attraverso canali illegali. Paesi come l’Arabia Saudita o il Qatar invece appoggiano consapevolmente il Daesh e i terroristi jihadisti, fornendo loro armi e soldi. La Turchia in questo contesto ha un ruolo molto ambiguo, membro della Nato e “alleato” dell’Occidente, è un Paese che di fatto non combatte lo Stato Islamico. La Turchia farebbe da corridoio per i foreign fighters e comprerebbe il petrolio dei terroristi.

Una cosa è certa, se l’Occidente avesse voluto impedire i finanziamenti al Daesh, l’avrebbe già fatto da tempo. Perché non imporre sanzioni ai Paesi che finanziano il terrorismo, invece di imporle a Mosca? Perché si è dovuto aspettare l’intervento della Russia in Siria per rivalutare la grave minaccia del Califfato?

Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Alessandro Pansa, Direttore del Master in corporate finance alla LUISS Business School, ex ad di Finmeccanica.

— Il petrolio del Daesh attraverso diversi Paesi, come la Libia o la Turchia, potrebbe finire in Europa?

— Sì, è così. L’ISIS controlla i pozzi petroliferi, non controlla invece gli oleodotti nei porti, ragion per cui il contrabbando di petrolio e il suo commercio da parte dell’ISIS ad oggi può avvenire solamente via terra attraverso delle autobotti che vengono poi vendute ai broker. Il petrolio viene successivamente piazzato illegalmente presso raffinerie oppure lo scaricano presso oleodotti che lo mettono in circuiti tradizionali.

La vendita del petrolio estratto dai pozzi controllati dall’ISIS è sicuramente una delle principali fonti di finanziamento dei terroristi. Chi li sostiene? Società di intermediazione, che hanno sede in Paesi dove i controlli societari e finanziari sono poco rigidi. Queste società spesso mascherate da società di ingegneria commerciano petrolio e altre materie prime di valore, fonti di finanziamento del terrorismo.

— Il Daesh quindi guadagna soldi che provengono anche da Paesi dove i terroristi commettono stragi e uccidono civili, come a Parigi?

— Sì, in modo molto indiretto. Non è che la Francia, la Gran Bretagna, l’Italia o gli Stati Uniti esplicitamente e consapevolmente acquistano prodotti petroliferi o minerali dall’ISIS. Resta il fatto che società di intermediazione, apparentemente legali, svolgono un commercio illegale, mettono sul mercato delle partite di petrolio e altri prodotti di valore, che poi si confondono nel mercato con commerci regolari e trasparenti.

Purtroppo è possibile acquistando questi prodotti, che noi sosteniamo finanziariamente le casse dell’ISIS, ma non ce ne accorgiamo. Ci sono poi alcuni Paesi, in particolare del mondo arabo, che invece finanziano i terroristi più consapevolmente, ma questi non sono certo i Paesi occidentali.

— Esistono infatti Paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar che finanziano apertamente il Daesh. Secondo lei si possono contrastare questi finanziamenti al terrorismo sanzionando questi Paesi o è un’utopia?

— È molto difficile. Molti Paesi arabi produttori di petrolio e gas hanno tradizionalmente tenuto i piedi in due scarpe: da un lato hanno sempre esportato risorse naturali in Occidente, trovando anche degli accordi politici, dall’altro però hanno aiutato in modo consistente organizzazioni terroristiche, come oggi l’ISIS, oramai un’entità territoriale molto pericolosa.

Se l’Occidente avesse voluto effettivamente impedire che questi Paesi finanziassero organizzazioni terroristiche lo avrebbe fatto da tempo. Non ha mai avuto la convenienza, aveva tutto l’interesse da un lato a importare a prezzi accettabili materie prime da quei Paesi, dall’altro a sostenere i regimi politici considerati dall’Occidente “meno peggio”. È molto difficile che si impongano delle sanzioni, lo ritengo impensabile. Non riesco ad immaginare gli Stati Uniti, la Francia o l’Italia imporre sanzioni all’Arabia Saudita o al Qatar, che mettono sul mercato il 30% del petrolio e il gas dell’intero mondo.

— Le sanzioni però le fanno alla Russia!

— Questo purtroppo è vero, devo dire che è più che altro un fatto politico e io credo sia stato commesso un grave errore. Questo non perché io pensi che la Russia avesse il diritto di comportarsi come ha fatto in Ucraina, cioè credo in modo non corretto secondo la legalità internazionale.

Credo che le sanzioni siano state un errore, perché quando ti trovi di fronte un problema come quello del terrorismo dell’ISIS, sarebbe certamente meglio riuscire ad interrompere le forniture di petrolio che arrivano da quella parte del mondo. È molto meglio che noi importassimo più petrolio dalla Russia e meno petrolio dai Paesi come la Libia, dove potrebbe essere che l’ISIS, controllando alcuni tratti di costa, abbia una maggiore capacità di contrabbandare petrolio e gas di quanto non abbia  dai suoi pozzi.

— Con l’intervento della Russia in Siria c’è stato qualche cambiamento, i russi bombardano anche le autobotti del Daesh. Ora anche gli altri Paesi si stanno muovendo in questa lotta. Perché si è aspettato così tanto prima di colpire il Daesh?

— Innanzitutto colpire le autobotti tecnicamente mi sembra difficile, la piccolezza del bersaglio rispetto alle capacità delle strutture militari sia russe che dell’occidente non rende molto facile un’operazione di questo genere.

Credo si sia aspettato così tanto per due motivi. Tra i Paesi occidentali, Russia compresa, c’erano interessi di tipo divergente e molto contrastante nei rapporti col Medio Oriente, i Paesi arabi, Israele e la Siria.

D’altra parte credo sia stata sottovalutata questa minaccia, si è preferito evitare di commettere gli errori che si sono commessi nella guerra in Iraq nel 2003-2004 e nella scellerata operazione in Libia. Nonostante il fatto che l’Occidente abbia commesso due errori capitali, oggi il suo impegno dovrebbe essere certamente maggiore. Da questo punto di vista ho la sensazione che l’apporto della Russia sia assolutamente quanto mai necessario oggi. (fonte)

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