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L’esploratore Michael Tellinger ha rinvenuto un’impronta gigante lunga circa 1,2 metri.

Difficile che possa essere un falso, spiegano gli scienziati, dato che l’impronta gigantesca è impressa in una roccia di granito vicino Mpuluzi, Sudafrica.

la roccia sarebbe antica di circa 3 milioni di anni.

Queste scoperte, insieme a molte altre, hanno dato il via ad un crescente interesse, da parte di alcuni ricercatori, volto a scoprire nuovi indizi che possano provare l’esistenza di grandi omini nel passato del nostro pianeta.

“Viviamo in un mondo tecnologico altamente avanzato, ma ci sono comunque moltissimi misteri intorno a noi”, dice Priyadarshi. “Antichi luoghi ed esseri misteriosi, mondi e culture sommerse, paesaggi intrisi di simbolismo, apparizioni inspiegabili e incredibili reperti antichi. Nonostante le indagini approfondite, rimangono enigmi senza risposta”.

Altre impronte

Ma quello indiano non è un caso isolato. In altre parti del mondo sono state rinvenute altre impronte giganti che per gli studiosi rappresentano ancora un enigma insoluto. Nel settembre del 1925, ad esempio, James Higgins rinvenne delle orme di piedi giganti in una roccia del Busy Peak, negli Stati Uniti.

Nel mese di ottobre del 1926, l’Oakland Tribune riportava la notizia di una scoperta fatta dal professor George Davis Louderback, geologo dell’Università della California.

Il ricercatore rinvenne un paio di orme su una scogliera nei pressi di San Josè, le quali misuravano circa un metro e mezzo di lunghezza.

Nel 1976 la famosa antropologa e archeologa inglese Mary Leaky scoprì in Tanzania 70 impronte umane impresse nella pietra, nel sito noto come le ‘Piste di Laetoli’.

La Leaky disse che le orme sembravano appartenere ad esseri umani moderni, il che creava un grosso problema: le depressioni si trovavano uno strato datato circa 3,6 milioni di anni.

Secondo la teoria dell’evoluzione, nessun essere umano moderno sarebbe potuto esistere in un tempo tanto remoto. E allora, cosa succede quando una prova non sostiene una teoria?

Nonostante la dichiarazione di Maria Leaky sul look moderno delle impronte, gli scienziati si misero al lavoro per la ricerca di una spiegazione alternativa che si adattasse all’evoluzionismo.

Alcuni dissero che le orme sembravano appartenere ad un ominide non ancora scoperto; altri ipotizzarono che fossero di una creatura completamente diversa. Alla fine, conclusero che le orme appartenessero ad una creatura, tipo Lucy, a cavallo tra la scimmia e l’essere umano. Fine della storia.

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