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RAI: coi soldi del canone fanno l’apologia di mafia capitale.

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La famiglia Casamonica ospitata dalla RAI nel salotto buono di Bruno Vespa per esibirsi davanti a 1.340.000 di italiani (14,54% di share) nell’apologia di Vittorio Casamonica, il boss il cui funerale ha indignato Roma, è un oltraggio a tutti gli italiani onesti. Chi era Vittorio Casamonica?

“Vittorio ha conosciuto la Roma della banda della Magliana, ha frequentato la scuola criminale di «Renatino» De Pedis e compari, è diventato l’ addetto al recupero crediti di Enrico Nicoletti, potente cassiere della Magliana. Uno che nel 1990 risultava nullatenente, dichiarando al fisco 450mila lire l’ anno e che secondo la Guardia di Finanza aveva un tesoro di oltre duemila miliardi di lire, oltre un miliardo di euro. Casamonica «compra» i debitori insolventi e recupera i soldi con metodi da gangster. Un esempio è la storia di Giuseppe Sordini, proprietario di una concessionaria d’auto sull’Anagnina che si permette di non restituire l’ anticipo versato da un uomo di Nicoletti. Gli fa visita un certo Marco «er pugile», che non trovandolo al negozio manda all’ospedale un dipendente. Sordini, temerario quanto «insolente», denuncia tutto ai carabinieri e un giorno, mentre va dal barbiere, si trova davanti due persone con passamontagna e mazza da baseball: finisce in ospedale con trauma cranico, frattura di menisco, legamenti, tibia e una diottria in meno.”.
Mafiacapitale è anche in RAI? Chi ha fatto pressioni per quest’ospitata? Poletti? Quale sarà il prossimo clan sponsorizzato da Porta a Porta? La RAI deve fare servizio pubblico e raccontare agli italiani le commistioni tra i clan mafiosi e la politica che sono già state accertate dalla magistratura, non fare apologie dei boss davanti agli italiani. RAI: servizio pubblico paramafioso. Fuori i partiti e la mafia dalla RAI.

Il messaggio di Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza RAI, a Bruno Vespa

A Porta a Porta ieri sera è stata scritta una delle pagine più vergognose per il servizio radiotelevisivo pubblico del nostro Paese. Il conduttore Bruno Vespa ha deciso di far accomodare nel “suo” salotto televisivo, pagato con i soldi dei cittadini italiani, la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica, il capostipite del clan sinti romano, i cui funerali-show celebrati a Roma il 20 agosto scorso sulle note del Padrino, hanno provocato polemiche e l’indignazione da parte di tutti noi. Indignazione che ieri è riaffiorata nuovamente dopo lo spettacolo sconcertante andato in onda su Rai 1, in cui, tra sorrisini e battutine, gli esponenti della famiglia hanno riportato la loro versione dei fatti.
Questo non è il servizio pubblico che meritano gli italiani. Questa non è l’informazione che in seconda serata può andare in onda sulla principale rete Rai. Ovviamente presenterò un’interrogazione ai vertici della Rai per pretendere immediati chiarimenti su quanto accaduto ieri sera, portando la voce di tutti i cittadini che in queste ore mi stanno scrivendo per esprimere la loro profonda indignazione.
Share e clamore non devono essere obiettivi a cui la Rai deve tendere. Altri sono i principi che devono plasmarne la linea e le scelte editoriali. Proprio alcuni giorni fa, in un’intervista, il nuovo dg Campo Dall’Orto ha parlato di missione della Rai, insistendo sulla sua intrinseca diversità rispetto alla televisione commerciale e sulle sue priorità che non possono identificarsi nella corsa all’audience a ogni costo.
Ieri sera questi presupposti sono stati palesemente ignorati da chi in Rai si sente da sempre un intoccabile. Chiediamo quindi al direttore generale e alla Presidente del Consiglio di Amministrazione Rai di riferire pubblicamente la posizione dell’azienda rispetto al vergognoso sfruttamento da parte di Bruno Vespa delle polemiche sorte in seguito al funerale di Vittorio Casamonica. Un servizio pubblico non lucra sull’onda del sensazionalismo per far lievitare gli ascolti;

non consente, più o meno esplicitamente, la difesa di un clan; non offende le migliaia di vittime della criminalità organizzata. Se si lavora in Rai, se ne deve rispettare la missione di servizio pubblico e il Codice etico, altrimenti si può sempre scegliere di lavorare altrove. Nessuno è intoccabile.

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