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Rischio amianto per popolazione e lavoratori. Richiude il cantiere di Cravasco.

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RICHIUDE IMMEDIATAMENTE IL CANTIERE CRAVASCO, I DISPOSITIVI PREDISPOSTI DA COCIV NON TUTELANO LAVORATORI E ABITANTI.

E’ notizia di questa mattina che Co.Civ ha interrotto nuovamente lo scavo, ancora prima del verdetto della commissione del 10 dicembre. Scavi interrotti almeno fino all’anno prossimo, i dispositivi di cui hanno cantato le lodi in questi giorni non hanno fermato la dispersione di fibre di amianto. In attesa di capire meglio la situazione possiamo comunqe affermare che questa non è che l’ulteriore conferma di quanto stiano brancolando nel buio, mettendo in pericolo la salute di tutti.

CONFERMATO, A MAGGIOR RAGIONE, L’APPUNTAMENTO DI OGGI ORE 17 IN PIAZZA A CAMPOMORONE. SI VA DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE: IL CANTIERE NON DEVE ESSERE SOSPESO MA CHIUSO PER SEMPRE.

L’incubo amianto sul Terzo Valico, Cociv decide di sospendere gli scavi
Dopo tre giorni un altro stop: i valori di fibre disperse sarebbero ancora alti

Sono bastati tre giorni di scavi al Terzo Valico, poi un fine settimana di riposo, e la ripresa sarebbe dovuta avvenire lunedì mattina. Così non è stato. Dopo i primi campionamenti ed esami effettuati dallo stesso Cociv (società di Impregilo, general contractor dell’opera per conto di Rfi) in autotutela, il comittente ha deciso di sospendere i lavori. Secondo quanto trapela, dentro la galleria di Cravasco i valori di fibre di amianto disperse nell’aria sarebbero ancora alti, pericolosi per i lavoratori.

All’interno del tunnel, definito di servizio e che in un secondo momento dovrà immettersi nelle “due canne” lunghe 25 chilometri e che dovranno sbucare in Piemonte, i lavori erano stati chiusi il 22 luglio scorso. Appunto per il rischio amianto sollevato dall’Asl e dall’Arpal. Adesso, fallisce, ancor prima di iniziare la fase vera di sperimentazione della durata di 15 cicli (uno scavo di 1,2 metri al giorno).

A quanto sembra, poco servirebbero le misure adottate dal Cociv per abbattere le polveri di amianto: le tre sezioni in cui è stata suddivisa la galleria. Nella prima zona, vicina al fronte di scavo e lunga 100 metri, secondo il piano studiato e presentato dal consorzio, è stato installato un aeratore di aspirazione del diametro di 2 metri, più alcuni cannoni che sparano acqua nebulizzata, formano delle cascate che dovrebbero far precipitare le fibre. Qui l’aria viene filtrata prima di essere spinta fuori; il materiale roccioso viene bagnato, caricato su camion coibentati (pure la cabina de guidatore è in depressione)

Nella seconda zona, detta di decontaminazione, i mezzi vengono lavati da getti d’acqua, gli operai a fine giornata si sottopongono a docce, si cambiano negli spogliatoi e lasciano le tute di lavoro. La terza zona è costituita dall’ultimo tratto di galleria, quello che collega con l’esterno.

Tutto questo sistema di abbattimento delle fibre aerodisperse, sicuramente, non ha funzionato. Così che lo stop dovrebbe protrarsi per 15 giorni, e considerato che dal 22 dicembre al 7 gennaio è prevista la sospensione dei lavori dovuta al periodo natalizio, probabilmente le operazioni di scavo all’interno del tunnel non potranno riprendere prima dell’Epifania.

Continuano, invece, i lavori fuori dalla galleria: nei parchi di abbancamento del materiale: la chiusura delle rocce amiantifere dentro i “big bag”, per poi trasferirlo in opportune discariche controllare della Germania.

Aldilà della data di ripresa dei lavori e dei rallentamenti rispetto alla tabella di marcia, tutto ciò, ovviamente, fa saltare i costi dell’Alta Velocità Genova-Milano. Rischiano di diventare 50 volte superiori a quanto calcolato in progetto e di far sballare l’opera. A mettersi di “traverso” è l’amianto, e secondo quanto si teme, sui 14 milioni di metri cubi di terre da scavo che dovrebbero essere estratte dai 25 chilometri di gallerie, almeno un milione dovrebbero contenere alte percentuali del materiale cancerogeno: da smaltire in opportune discariche per rifiuti pericolosi.

Un metro cubo di rocce portato in una normale discarica costa 5 euro; la stessa quantità trasferita in Germania 250 euro. A conti fatti, quel milione di metri cubi di materiale farebbe lievitare i costi di circa 250milioni di euro.

La differenza, la fa la concentrazione di amianto nei materiali da scavo: se sotto il grammo per chilo di roccia, è classificato normale detrito; se, invece, è superiore, si parla di rifiuto speciale. Rischia (almeno per ora) di rimanere inutilizzata la Cava Castellari di Cravasco, che può accogliere oltre due milioni di metri cubi di terre, ma inerti. Così come tanti altri siti liguri.

Sul Terzo Valico al momento insistono due inchieste della Procura della Repubblica. Una riguardante la sicurezza negli ambienti di lavoro, per la quale è indagato il responsabile. Per l’amianto e lo smaltimento delle rocce, invece, nel registro degli indagati sono finiti il rappresentante legale di Cociv e il direttore della Calcestruzzi Spa, proprietaria della cava Castellaro di Isoverde. Dalla Procura della Repubblica di Genova
sono chiamati a rispondere di ” smaltimento illecito di rifiuti pericolosi”. Il Cociv per avere abbancato in discarica terre ricche di amianto, la società per averle accolte.

«Il Terzo Valico è un’opera da portare avanti salvaguardando ambiente e salute, che sono prioritari – La giunta regionale segue con la massima attenzione l’andamento dei lavori. Così Giacomo Giampedrone, Assessore Regionale all’Ambiente e alle Infrastrutture. (fonte)

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