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Vivere senza mangiare cibo, sempre più italiani scoprono l’autotrofia.

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Vivere senza cibo nutrendosi solo di energia. E’ l’alimentazione pranica, l’ultima frontiera dell'”alimentazione”. Un tipo di disciplina conosciuta anche come inedia o respirianesimo la cui pratica, spesso legata all’immagine di strani santoni indiani o eremiti di epoche passate che, complice anche internet, si sta diffondendo anche in Italia. Su Facebook il gruppo ‘Alimentazione pranica’, aperto a febbraio con l’intento di “condividere esperienze” sul tema, conta a oggi 845 membri.

Ma è davvero possibile vivere senza cibo? “E’ la stessa domanda che mi sono posto anche io quando – racconta all’Adnkronos Nicolas Pilartz, fondatore del gruppo Facebook – mi sono imbattuto per la prima volta in un documentario che parlava di questo fenomeno. Mi sono detto: ‘è una pazzia ma se è possibile è una cosa meravigliosa e voglio farla anch’io’. Per questo mi sono documentato, ho letto libri, ho fatto ricerche e ho scoperto che sono sempre esistiti nella storia personaggi che riuscivano e riescono tutt’ora a sostenersi senza cibi solidi e liquidi. Il nutrimento viene dall’energia, Prana in indiano, Chi in cinese. E avviene in modo naturale da sempre perché il nostro corpo è predisposto a nutrirsi di energia. Così ho deciso di provare su me stesso e ora – dice Nicolas – sono tre anni che mi alimento pranicamente”.

Ma come si può alimentarsi pranicamente, ovvero vivere senza cibo e successivamente anche senz’acqua e non deperire, non morire? “E’ un cambiamento di credenza, se tu pensi che dopo una settimana andrai a morire questo succederà – afferma Nicolas – oggi ce lo spiega la fisica quantistica, in ogni cosa c’è l’influenza della nostra credenza”. Comunque per arrivare ad alimentarsi solo di energia c’è bisogno di un percorso di apprendimento.

“E’ una cosa per tutti, ma come per tutti può essere diventare cintura nera di arti marziali: non avviene in un giorno. Bisogna provare gradualmente su se stessi e vedere come può funzionare su di te. È un percorso di gioia – sostiene Nicolas – in cui ognuno deve fare quel che si sente di fare. Non bisogna soffrire. Il digiuno può assomigliare all’alimentazione pranica ma la differenza è sostanziale e sta nel fatto che con l’alimentazione pranica non ti nutri delle tue riserve ma dell’energia del cosmo e quindi non ti indebolisci ma anzi ti rafforzi, ti disintossichi, ti senti meglio e aumenta l’armonia con tutto ciò che ti sta intorno. E’ molto bello. Senti un’espansione della coscienza, della disponibilità, dell’amore”.

“Io ho incominciato tre anni fa. Premetto che sono ateo, fumavo, bevevo l’alcol, ero onnivoro. Il percorso l’ho fatto da solo ma appoggiato e seguito dalla mia fidanzata che era una naturopata. Consiglio a tutti di farsi seguire da una persona di cui ci si fida, che si tratti di un medico o di un amico”.

Per approcciarsi correttamente e senza rischi all’alimentazione pranica esiste una sorta di protocollo. “Si chiama il processo dei 21 giorni in cui – spiega Nicolas – bisogna stabilire tre criteri: il peso non deve scendere (per lo meno non tanto perché una minima perdita di peso all’inizio è fisiologica in quanto il corpo disintossicandosi si sgonfia), non bisogna perdere energia, perché altrimenti significa che il tuo corpo non ha capito ancora come assorbire nutrimento dall’energia cosmica e sta invece consumando la propria.

Infine, deve diminuire il tempo del sonno perché mano mano che il corpo si purifica e non è più appesantito dalle funzioni della digestione, ci si sente più riposati e si ha minore necessità di dormire”. Se questo avviene significa che “le tue cellule hanno capito e si sono risvegliate. L’epigenetica di oggi spiega molto bene questo processo”.

“In questi 21 giorni – prosegue Nicolas – si beve solo acqua, perché l’acqua serve all’inizio per agevolare la pulizia dell’organismo. Ma mano mano che il corpo si pulisce dall’intossicazione di tutte le scorie accumulate in anni di alimentazione non si sentirà, naturalemente, neppure la necessità di bere. All’inizio la pratica viene facilitata se abbinata a meditazione, yoga per avvicinare la coscienza interna. Non dobbiamo essere nelle emozioni ma nel sentimento”.

Abbracciare l’alimentazione pranica non significa comunque doversi per sempre privare del cibo. “Ogni tanto io posso decidere di mangiare per socialità, perché magari non mi va di rinunciare alla convivialità del pranzo di Natale. E se questo avviene una volta ogni tanto non si crea nessun problema. Adesso le mie cellule si sono abituate a prendere nutrimento dello spirito quindi un pranzo occasionale non crea nessun problema al corpo”. E comunque “se già con un pasto a settimana stai bene, questo significa che usciamo dallo stato di predazione, stiamo in pace, abbiamo risolto tutto”.

Attualmente circa 3000 persone in Europa praticano questo tipo di disciplina “ma cento volte di più – conclude Nicolas – sono le persone che si sono avvicinate all’alimentazione pranica e non l’hanno scelta. E questo è giusto, perché ognuno deve stare bene, deve fare ciò che si sente. Non si deve soffrire”.

FONTE:

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/tendenze/2015/10/23/vivere-senza-cibo-sempre-piu-italiani-scoprono-respirianesimo_pB809fMn7TRthTyB1t5H1L.html

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